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ASSOCIAZIONE WIRSUNG - ONLUS
 
     
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
PANCREATITE ACUTA

Con il termine pancreatite acuta si definisce un processo infiammatorio acuto a carico del pancreas, con variabile coinvolgimento dei tessuti peri-pancreatici e/o degli organi a distanza. Secondo l’ultima classificazione (Atlanta, 1992) si distinguono due diversi gradi di severità della malattia:
    1. La pancreatite acuta lieve (PAL) che rappresenta la maggioranza delle pancreatiti (75% circa) e che è caratterizzata da un decorso clinico favorevole nell’arco di 48-72 ore e dall’assenza di complicanze locali e/o d’insufficienza d’organo che caratterizzano la forma severa. La mortalità è inferiore al 1%.
    2. La pancreatite acuta severa (PAS) che rappresenta la minoranza delle pancreatiti (25% circa) e che è caratterizzata da un decorso clinico pesante con presenza di complicanze locali (necrosi, ascesso, pseudocisti, ecc) e/o a distanza (shock, insufficienza respiratoria, insufficienza renale, coagulazione intravascolare disseminata, emorragia del tratto gastroenterico). La mortalità si aggira intorno al 15-25%.
Si registrano mediamente 10 casi (con oscillazioni tra 5 e 35) di pancreatite acuta per 100.000 abitanti per anno. L’età più colpita è quella tra i 40 ed i 50 anni, con un rapporto tra sesso maschile e femminile di 1,9/1 (0,6/1 per la forma biliare).

cause

Si riconoscono due fattori principali che, da soli ed in percentuale variabile da regione a regione, sono responsabili del 65-85% delle pancreatiti acute: i calcoli della colecisti e l’alcool. Le restanti pancreatiti acute possono essere dovute a:

    1. Interventi addominali (sulla via biliare, sullo stomaco, sull’intestino, sul fegato) o toracici (polmone, mediastino, cuore).
    2. Traumi addominali.
    3. Interventi endoscopici sulla papilla di Vater.
    4. Ostruzione parziale del Wirsung per tumori, papilliti, odditi, parassiti, corpi estranei, malformazioni congenite, ostacolato scarico duodenale.
    5. Infettive: parotite, epatite virale, altre (virus coxsackie, echo).
    6. Metaboliche: ipertrigliceridemia, ipercalcemia, insufficienza renale, trapianto renale, chetoacidosi diabetica.
    7. Farmacologiche: azatioprina, sulfonamidi, diuretici tiazidici, furosemide, estrogeni, tetracicline, acido valproico, pentamidina, ecc.
    8. Da tossici: veleno di scorpione, anticolinesterasici.
    9. Malattie immunologiche ed allergiche: Lupus eritematoso sistemico, angioite necrotizzante, porpora trombocitopenica idiopatica.
La causa della pancreatite acuta rimane sconosciuta nel 5-15% dei pazienti nonostante sia stato eseguito lo studio più accurato possibile.

sintomi

Il sintomo principale della pancreatite acuta, presente nel 90-95% dei pazienti è il dolore. Si tratta di un dolore ingravescente fino a diventare insopportabile, continuo, localizzato all’epigastrio ed irradiato posteriormente alla base del torace. La severità del dolore obbliga il Medico ad un precoce trattamento analgesico. Abitualmente sono presenti nausea e vomito (80%), febbre (75%), difesa addominale, distensione dell’addome, tachicardia (2/3 dei casi), ittero (1/3 dei casi), dispnea o shock (10%), emorragia digestiva (5%). Nella forma severa è presente spesso una massa epigastrica palpabile.

diagnosi

La diagnosi si basa sul quadro clinico caratteristico, sul dosaggio degli enzimi pancreatici (amilasi pancreatica e lipasi) e/o sul reperto morfologico (Eco, TAC, raramente RMN) d’infiammazione pancreatica e/o peripancreatica. Gli enzimi devono essere aumentati di almeno 2-3 volte rispetto ai limiti normali; maggiore è l’elevazione, maggiore è la probabilità di una diagnosi corretta. Esistono tuttavia pancreatiti acute, anche severe, in cui manca un aumento significativo degli enzimi pancreatici nel sangue. Non esiste alcuna relazione tra severità della malattia e valore degli enzimi pancreatici nel sangue: valori molto elevati possono essere presenti nella PAL e valori aumentati solo di poco possono essere riscontrati nella PAS. Normalmente i valori si normalizzano sia nella PAL che nella PAS nell’arco d’alcuni giorni. L’ecografia è importante soprattutto per evidenziare un’eventuale eziologia biliare della pancreatite. La TAC con mezzo di contrasto è fondamentale per definire la severità della pancreatite, l’estensione della necrosi, la presenza di raccolte liquide peripancreatiche.
La diagnosi differenziale va posta con tutta una serie di malattie addominali acute: l’ulcera perforata, l’occlusione o l’infarto intestinale, la colecistite acuta, la parotite con screzio pancreatico, l’insufficienza renale, la rottura di una gravidanza ectopica, l’acidosi dello scompenso diabetico, ecc. Sia pure raramente, può accadere che solo la laparotomia esplorativa consenta di accertare la diagnosi.

prognosi

La valutazione della prognosi si basa essenzialmente sulla capacità di differenziare la PAL dalla PAS. Malgrado siano stati elaborati diversi sistemi per la valutazione delle severità della pancreatite (Ranson, Apache-2, PCR, ecc), una stima sufficientemente attendibile è purtroppo possibile solo dopo 24-48 e talora 72 ore dall’esordio.

terapia

Il pendolo del trattamento della pancreatite acuta ha oscillato notevolmente nel corso del secolo appena trascorso. Nei primi 30 anni circa la chirurgia ha rappresentato il trattamento quasi obbligato; nei successivi 30 anni la chirurgia è stata decisamente messa da parte, ed ha ripreso un ruolo importante solo a partire dagli anni ’70 e, soprattutto, grazie ai dati morfologici forniti dalla TAC. A partire dagli anni ’90 si è assistito ad un’ulteriore inversione di tendenza, con progressivo spostamento del pendolo verso la terapia medica, grazie al massiccio utilizzo della terapia intensiva in Reparti appositamente attrezzati. Si è così arrivati al supporto prolungato con le macchine sia della respirazione che della funzione renale, oltre ad un monitoraggio costante di tutti i parametri vitali. Si è anche costatato che la chirurgia diventa tanto più semplice, e meno rischiosa per il paziente, quanto più tardivamente viene eseguita grazie alla demarcazione del tessuto non vitale da quello sano. Le indicazioni attuali alla chirurgia sono sostanzialmente tre: 1) La necrosi infetta dimostrata radiologicamente o mediante prelievo di materiale con una puntura percutanea. 2) Il fallimento della terapia medica intensiva protratta per un periodo adeguato. 3) L’impossibilità di escludere, con ragionevole certezza, che il quadro clinico sia dovuto ad una patologia severa diversa dalla pancreatite acuta (peritonite da perforazione, occlusione intestinale, necrosi intestinale, colecistite acuta gangrenosa, ecc).
Non si è ancora conclusa la diatriba sull’opportunità di trattare precocemente la PAS con antibiotici particolarmente adatti alle infezioni pancreatiche, mentre è ormai accertata la loro inutilità in caso di PAL.
Negli ultimi anni si è assistito ad un fiorire di metodiche mini-invasive supportate dalla radiologia e/o dall’endoscopia per ridurre il trauma chirurgico assicurando contestualmente un’adeguata rimozione del materiale necrotico ed infetto. Il confronto con le metodiche chirurgiche tradizionali è ancora in corso, e in ogni caso non sembra possano essere impiegate in tutti i pazienti.
Trattandosi di una patologia relativamente rara nella forma severa e molto impegnativa sia dal punto di vista rianimatorio che chirurgico, sarebbe consigliabile concentrare i pazienti con PAS in Centri specializzati. Questo consentirebbe di ottimizzare il trattamento medico intensivo, di ridurre al minimo indispensabile le indicazioni chirurgiche, di abbassare la mortalità di questa malattia che, nella forma severa, rimane in ogni caso elevata.



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